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Up to the Forum decreto legislativo 152/2006 Forum
Contiene brevi interventi e commenti inviati dai componenti del gruppo per la riformulazione del testo della parte II del D.lvo 152/2006

Monitoraggio

Posted by gbaldizzone at October 24. 2006
Il monitoraggio rappresenta uno degli elementi estremamente innovativi della Direttiva, tanto se non più ancora che il riferimento alla informazione del pubblico, alla partecipazione e alla possibilità dei cittadini di poter esprimere il loro parere.

Il DECRETO dovrebbe approfondire e sottolineare questo aspetto, altrimenti il monitoraggio sarà visto come un appendice ad un appendice (la Relazione ambientale del Piano).

Il monitoraggio porta direttamente ad una visione di piano-processo e, quindi, sottende ad una visione nuova e più complessa dell'urbanistica.

Monitoraggio e partecipazione sono elementi che non sono affatto nuovi in Paesi Europei come l'Olanda.
Purtroppo l’Italia non è l’Olanda …

Mi riferisco al fatto che, parlando di VAS e di monitoraggio in particolare, le difficoltà che un professionista riscontra quando nel nostro Paese gli viene affidata una VAS sono molto più alte che in altri Paesi d’Europa.

Faccio riferimento all’Olanda in quanto una delle nazioni più sensibili ai temi ambientali anche perché, essendo il suo territorio buona parte sotto il livello del mare ed essendo stata colpita duramente in passato da inondazioni che causarono migliaia di morti, gli Olandesi hanno maturato una conoscenza del proprio territorio che se non è “centimetro per centimetro” poco ci manca.

Questa conoscenza ha permesso di avere banche dati e sistemi informativi territoriali sicuramente più completi dei nostri, tanto che a fine degli anni ’80, in un periodo in cui a livello comunitario si dibatteva sulla futura direttiva europea sulla VAS, il VROM (ministero olandese dell'abitazione, della pianificazione urbanistica e dell'ambiente) mise a punto l’Integreted Ecozoning System – IEZ , cioè un sistema di zonizzazione del territorio basato su indicatori ambientali che, fornendo diversi gradi di idoneità alla trasformazione (dalla massima di colore bianco, alla inammissibile di colore nero), forniva anche ai decisori una prima sommaria “oggettivizzazione” delle caratteristiche del territorio.

In questo senso quindi la VAS era implicita al processo di piano e non solo partiva allo stesso tempo ma addirittura antecedeva il piano, fornendogli le necessarie informazioni su cui operare poi le relative scelte.

In questo modo quindi anche il monitoraggio cominciava “dall’inizio”, cioè attraverso un quadro conoscitivo iniziale che diventava parte integrante del sistema di monitoraggio (personalmente considero questo l’approccio metodologicamente più corretto, con un monitoraggio che inizia dal quadro conoscitivo con le caratterizzazioni delle componenti al presente, per poi confrontarle con la loro l’evoluzione futura e non, quindi, come una appendice da mettere in coda alla VAS, come pure certa recente normativa in Italia pare indicare).

Inoltre in questo modo il sistema si poneva anche come DSS (sistema di supporto alle decisioni) sia per i professionisti che per i decisori politici, che per di più potevano disporre già dai primi passi del processo di una cartografia di base con i principali “paletti” sulla trasformabilità del territorio. Pur limitato a un numero ristretto di indicatori, il metodo risulta essere concettualmente ancor valido sebbene siano passati quasi due decenni dalla sua presentazione, tanto da essere ripreso in varie esperienze internazionali ampliandone il grado di dettaglio con l’introduzione di altri parametri.

Purtroppo l’Italia non è l’Olanda e quindi siamo in notevole ritardo su questo fronte. Ritardo non tanto di metodo, dato che alcuni nostri professionisti sono da anni attenti a queste problematiche, quanto di sostanza.

Se infatti può essere già difficoltoso operare una VAS e il relativo monitoraggio per Province e Comuni grandi e medi, si può pensare quali difficoltà si trovino ad affrontare Comuni piccoli, magari con un ufficio tecnico “tenuto in piedi” da un geometra part-time: Comuni che non necessariamente sono esclusi dalla VAS in quanto spesso con una vasta estensione territoriale e con problematiche anche complesse.

Ma senza arrivare a questi estremi (che però caratterizzano ad esempio molti comuni montani o con flussi turistici stagionali elevati) anche un Comune “normale”, con scarso personale magari ancora alle prese con le pratiche del penultimo condono edilizio, si trova oggettivamente in difficoltà ad “interiorizzare” la VAS e, quindi, anche il monitoraggio. Eppure un sistema che non è costruito assieme agli uffici comunali e che non ne diventa parte integrante risulta essere quantomeno inefficace: il rischio è poi che il monitoraggio venga abbandonato a se stesso una volta che il processo Piano-VAS si è concluso con l’adozione o l’approvazione del piano.

Inoltre la VAS dovrebbe essere un sistema che fornisce risposte rapide ai decisori, così da costituire un vero ausilio al processo di pianificazione: però la parte di raccolta dati risulta essere la più gravosa tanto che spesso si assiste ad un quadro conoscitivo che viene ad essere completato in dirittura d’arrivo del processo piano-VAS, così che alla fine il rapporto finale che ne scaturisce è si piuttosto completo ma quanto ha inciso sulle reali scelte di piano?

Eppure non sarebbe così difficile operare un sistema di informazioni di base da parte degli enti territoriali intermedi, quali Regioni e Province, in collaborazione di enti quali le ARPA, che permetta non solo anche ad entità comunali con limitate risorse finanziarie e di personale di svolgere celermente ed efficacemente (e con notevole risparmio di risorse) parti del processo di VAS, ma anche di avere una certa uniformità nella “sostanza” degli studi di VAS, uniformità fra l’altro molto utile quando ci si trova ad esempio ad un tavolo con Comuni limitrofi per decidere sulle scelte “strategiche” e sulle eventuali frizioni al contorno.

Vero è che alcuni Regioni e Province stanno agendo in tal senso (si ricordi ad esempio la Provincia di Milano con un sistema di Vas e di Reporting di monitoraggio che, oltre che a scala provinciale, fornisce informazioni scalabili a livello comunale, costituendo un “core set” di indicatori e dati cartografabili da utilizzarsi anche a scala locale) però è innegabile che questi sforzi sono piuttosto episodici e non incisivi sullo stato di fatto attuale a livello nazionale.

La speranza è quindi che questo gap di conoscenza porti anche alla coscienza che senza un reale e concreto impegno istituzionale non sarà possibile fornire ai tecnici di VAS quei necessari strumenti che gli permettano di operare efficacemente e rapidamente per incidere positivamente sui processi di pianificazione.

Giorgio Baldizzone
Posted by pbagnod at November 07. 2006
Sul monitoraggio io agiungerei un paio di cose.
La prima è che ovviamente ci si deve basare su indicatori, e le liste che vengono presentate sono spesso così complesse e dettagliate da darmi l'idea che nessuno poi, in pratica, passerà il suo tempo a verificare puntualmente voci difficili da monitorare. Importante quindi sarà una scelta opportuna degli indicatori, fatta non solo in base a un "copia-incolla" di quanto offerto dal web, ma mediante una scelta mirata di indicatori non solo utili e importanti per dare il polso della situazione in itinere, ma anche concretamente monitorabili senza costi esagerati (e qui mi riallaccio a quanto detto da Baldizzone sui gap di conoscenza)
La seconda sarà definire una scaletta temporale per il monitoraggio stesso (annuale...ogni due anni?)
La terza sarà (soprattutto nel caso degli strumenti urbanistici) riuscire ad apportare in itinere delle modifiche a un piano che il monitoraggio rivela essere non corretto.
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