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Up to the Forum decreto legislativo 152/2006 Forum
Contiene brevi interventi e commenti inviati dai componenti del gruppo per la riformulazione del testo della parte II del D.lvo 152/2006
Bozza n.2 documento Gruppo di Lavoro
Commento pervenuto via e-mail da ANNA MARIA MELONE il 31 ottobre 2006
Cari amici,
innanzitutto grazie a Marco Pompilio e a tutti coloro che hanno contribuito alla redazione del documento che considero un ottima base per ulteriori approfondimenti all'interno del gruppo di lavoro.
Sull'impianto del documento sono nel complesso d'accordo anche se con qualche perplessità su come sono affrontati i temi della terzietà e della partecipazione, su cui mi pongo diverse domande, ed è forse difficile dare risposte condivise da tutti. In questi anni sono state fatte numerose esperienze , sono passati circa 10 anni dal passaggio dalla gestione gerarchica dei piani alla logica negoziale, negli EMAS è prevista la figura del certificatore esterno, il fulcro delle Agende XXI Locali è nella partecipazione, una discussione franca e priva di pregiudizi sugli esiti delle esperienze concrete fatte nelle diverse realtà regionali potrebbe aiutarci a trovare delle risposte. Come ha funzionato nelle diverse realtà territoriali l'applicazione del principio di sussidiarietà? In presenza molteplici centri decisionali e di numerosi tavoli negoziali è stato possibile avere una visione complessiva e orientare il governo del territorio? L'assenza di una qualche forma di controllo è stata un limite o ha prevalso il principio di responsabilità dell'ente responsabile della pianificazione? Nel caso di incongruenze tra diverse previsioni di piano come si è intervenuti?
Mi sembra debole la proposta contenuta nel documento di risolvere il problema di garantire la terzietà della valutazione affidandosi alla partecipazione. Non è sufficiente coinvolgere nel processo associazioni, pubblico ed interessi organizzati se non chiarisce il rapporto tra partecipazione e processo decisionale, rendere più efficace il processo di partecipazione è un buon auspicio, però nella maggior parte delle realtà locali, in alcuni casi perchè troppo piccole in altre perchè troppo vaste, rischia di cadere nel vuoto. A mio parere per dare maggior forza alla partecipazione si dovrebbe avere come obiettivo la sottoscrizione di un documento comune condiviso da parte di tutti soggetti che hanno partecipato al processo, come minimo va comunque previsto che nel documento finale si motivi come e perché si sono/non si sono recepiti i suggerimenti e le segnalazioni pervenute durante il processo di partecipazione.
Per il nostro incontro in linea di massima mi vanno bene entrambe le date con una preferenza per venerdì 1 dicembre.
Un saluto a tutti
Anna Maria Melone
Cari amici,
innanzitutto grazie a Marco Pompilio e a tutti coloro che hanno contribuito alla redazione del documento che considero un ottima base per ulteriori approfondimenti all'interno del gruppo di lavoro.
Sull'impianto del documento sono nel complesso d'accordo anche se con qualche perplessità su come sono affrontati i temi della terzietà e della partecipazione, su cui mi pongo diverse domande, ed è forse difficile dare risposte condivise da tutti. In questi anni sono state fatte numerose esperienze , sono passati circa 10 anni dal passaggio dalla gestione gerarchica dei piani alla logica negoziale, negli EMAS è prevista la figura del certificatore esterno, il fulcro delle Agende XXI Locali è nella partecipazione, una discussione franca e priva di pregiudizi sugli esiti delle esperienze concrete fatte nelle diverse realtà regionali potrebbe aiutarci a trovare delle risposte. Come ha funzionato nelle diverse realtà territoriali l'applicazione del principio di sussidiarietà? In presenza molteplici centri decisionali e di numerosi tavoli negoziali è stato possibile avere una visione complessiva e orientare il governo del territorio? L'assenza di una qualche forma di controllo è stata un limite o ha prevalso il principio di responsabilità dell'ente responsabile della pianificazione? Nel caso di incongruenze tra diverse previsioni di piano come si è intervenuti?
Mi sembra debole la proposta contenuta nel documento di risolvere il problema di garantire la terzietà della valutazione affidandosi alla partecipazione. Non è sufficiente coinvolgere nel processo associazioni, pubblico ed interessi organizzati se non chiarisce il rapporto tra partecipazione e processo decisionale, rendere più efficace il processo di partecipazione è un buon auspicio, però nella maggior parte delle realtà locali, in alcuni casi perchè troppo piccole in altre perchè troppo vaste, rischia di cadere nel vuoto. A mio parere per dare maggior forza alla partecipazione si dovrebbe avere come obiettivo la sottoscrizione di un documento comune condiviso da parte di tutti soggetti che hanno partecipato al processo, come minimo va comunque previsto che nel documento finale si motivi come e perché si sono/non si sono recepiti i suggerimenti e le segnalazioni pervenute durante il processo di partecipazione.
Per il nostro incontro in linea di massima mi vanno bene entrambe le date con una preferenza per venerdì 1 dicembre.
Un saluto a tutti
Anna Maria Melone
Commento pervenuto via e-mail il 31 ottobre 2006 da MARIO ZAMBRINI
Cari amici,
considero del tutto condivisibile la proposta di sintesi elaborata da Marco, pur mantenendo alcune perplessità di fondo per quanto concerne in particolare l'opportunità di inserire nel position paper dell'associazione ripetuti e diretti riferimenti al ruolo che i tecnici devono assumere nell'ambito del processo di Valutazione Ambientale. A partire da questa perplessità "di merito" (sulla quali torno oltre, e che spero avremo occasione di confrontare e discutere in un prossimo incontro) vorrei però esporvi una considerazione "di metodo" che ritengo fondamentale e caratterizzante il modo di lavorare del nostro gruppo all'interno dell'AAA. Sono del tutto convinto che, in una associazione come la nostra, le differenti posizioni alimentino un dibattito che costituisce a sua volta la stessa d'essere dell'associazione; nondimeno, essendo AAA una associazione tecnico-scientifica (e non un partito politico), non credo che le differenti posizioni possano essere sempre affrontate costruendo documenti con posizioni unitarie e mediando fra diverse opinioni. Per meglio dire, è anche possibile che questa possa essere la conclusione - condivisa - di un dibattito, il quale dibattito deve però aver modo di svilupparsi: se vi sono posizioni differenti su questioni rilevanti, è bene che queste posizioni trovino adeguato spazio di discussione e confronto, prima di tentare, se del caso, di "mediarle" all'interno di una posizione comune. Credo quindi essenziale che sulle questioni caratterizzanti il tema della VAS e della sua implementazione nel sistema normativo e programmatico italiano (ad es. rapporto fra valutazione e pianificazione, trasparenza delle procedure, ruolo dei professionisti e/o delle agenzie regionali, ecc.) il nostro gruppo programmi alcuni specifici momenti di discussione (eventualmente sperimentando anche forme di "telediscussione", vista la difficoltà a trovarsi fisicamente). Per quanto mi riguarda, ho provato (come si era detto nell'incontro di Bologna) ad elencare alcune fra queste tematiche nell'ambito di un documentino di tre cartelle pubblicato nel forum, documentino pensato non solo in funzione del dibattito sul d.l. 152, ma anche (o forse sopratutto) come possibile proposta di agenda dei temi sui quali sviluppare il lavoro del nostro gruppo. Ovviamente si tratta di una proposta, che può e deve essere integrata e modificata, fermo restando l'obiettivo di garantire comunque organicità ai temi trattati. Propongo anzi che questo sia il primo punto da discutere nel prossimo incontro plenario (per quanto mi riguarda va bene sia il 30 novembre che l'1 dicembre): si tratta pur sempre di condividere il programma e il metodo di lavoro che il gruppo intende darsi!
Quanto alle mie perplessità "di merito" su alcuni punti della bozza di documento inviata da Marco, esse riguardano in estrema sintesi il fatto di richiamare ripetutamente l'opportunità di prevedere specifiche figure tecniche nei team di pianificazione, senza essere in grado, peraltro, di specificare quali requisiti tali figure debbano avere; vi ricordo in proposito il precedente delle disposizioni in materia di Giudizio di compatibilità ambientale e il loro poco chiarificante richiamo a "... professionisti iscritti agli albi professionali ove esistenti ovvero esperti" (art. 2 comma 3 DPCM 27 dicembre 1988 ). Spero comunque che avremo modo di confrontarci su questa e su altre questioni nel prossimo incontro.
Un cordiale saluto a tutti
Mario Zambrini
Commenti pervenuti via e-mail da Gioia Gibelli il 2.11.2006
Grazie Marco e grazie a tutti. Mi trovo piuttosto d'accordo con le osservazioni di Anna Melone riguardo la terzietà. Aggiungo una cosina. I risultati della partecipazione in taluni casi sono desolanti.........Per cui mi sembra davvero un po' imprudente affidare alla partecipazione il compito di garantire la trasparenza. La partecipazione per essere davvero utile necessita lo sviluppo di una "cultura " della partecipazione che mi sembra ancora lontana per essere efficace, a parte certi esempi illuminanti. La firma dichiarata dei partecipanti mi pare strumento più efficace, ma, probabilmente, dipende dai contesti. Segnalo però due possibilità (tra le tante) contrastanti che si possono verificare per quanto riguarda i non tecnici, ossia stake holders, ecc.. Primo contesto (più avanzato): aumento del grado di responsabilità e di partecipazione, nonchè, vantaggio non trascurabile, aumento della fiducia nell'istituzione (rozzamente: firmo, quindi il mio parere vale, quindi aumento l'impegno). Secondo contesto (meno avanzato): può ridurre la partecipazione in luoghi o contesti in cui la partecipazione è già scarsa (sempre rozzamente: firmo, quindi il mio parere è e sarà riconoscibile, non voglio responsabilità, quindi taccio per sempre). Temo che di contesti simili non ce ne siano pochi. .. WQuindi mi sembra difficile "standardizzare" dei modelli ovunque efficaci, almeno per un primo periodo.
Secondo aspetto. VAS applicata alla pianificazione comunale. Al momento non funziona per quanto riguarda temi tipicamente sovracomunali, ma pianificati dai comuni: infrastrutture lineari (es. piste ciclabili), aree artigianali, commerciali, ecc. Forse un giorno, quando i PTCP saranno Piani di coordinamento e i processi di VAS comunali tutti attivati in modo tale da potersi confrontare con i comuni limitrofi sarà diverso. Ma ci sarà quel momento? E quando? Nel frattempo è un problema, grave.
Proposta: proviamo a immaginare una VAS intercomunale (almeno per i comuni sotto una certa soglia), a fronte di piani fche restano comunali? Questo salverebbe l'inalienabile campanilismo, salvando l'unitarietà della valutazione. Del resto per anni si è dibattutto sulla negatività dei confini amministrativi nei confronti della pianificazione, allorchè i temi sono ambientali e paesistici. Ora che abbiamo uno strumento valido di valutazione,a mio parere, val la pena di non ricascare nei problemi dei confini. Io non credo sia impensabile, offre parecchi vantaggi, tra cui la maggiore economicità e la possibilità di offrire soluzioni ad alcuni dei problemi che rendono la perequazione tra comuni diversi, impraticabile.
Saluti a tutti
Gioia Gibelli
Grazie Marco e grazie a tutti. Mi trovo piuttosto d'accordo con le osservazioni di Anna Melone riguardo la terzietà. Aggiungo una cosina. I risultati della partecipazione in taluni casi sono desolanti.........Per cui mi sembra davvero un po' imprudente affidare alla partecipazione il compito di garantire la trasparenza. La partecipazione per essere davvero utile necessita lo sviluppo di una "cultura " della partecipazione che mi sembra ancora lontana per essere efficace, a parte certi esempi illuminanti. La firma dichiarata dei partecipanti mi pare strumento più efficace, ma, probabilmente, dipende dai contesti. Segnalo però due possibilità (tra le tante) contrastanti che si possono verificare per quanto riguarda i non tecnici, ossia stake holders, ecc.. Primo contesto (più avanzato): aumento del grado di responsabilità e di partecipazione, nonchè, vantaggio non trascurabile, aumento della fiducia nell'istituzione (rozzamente: firmo, quindi il mio parere vale, quindi aumento l'impegno). Secondo contesto (meno avanzato): può ridurre la partecipazione in luoghi o contesti in cui la partecipazione è già scarsa (sempre rozzamente: firmo, quindi il mio parere è e sarà riconoscibile, non voglio responsabilità, quindi taccio per sempre). Temo che di contesti simili non ce ne siano pochi. .. WQuindi mi sembra difficile "standardizzare" dei modelli ovunque efficaci, almeno per un primo periodo.
Secondo aspetto. VAS applicata alla pianificazione comunale. Al momento non funziona per quanto riguarda temi tipicamente sovracomunali, ma pianificati dai comuni: infrastrutture lineari (es. piste ciclabili), aree artigianali, commerciali, ecc. Forse un giorno, quando i PTCP saranno Piani di coordinamento e i processi di VAS comunali tutti attivati in modo tale da potersi confrontare con i comuni limitrofi sarà diverso. Ma ci sarà quel momento? E quando? Nel frattempo è un problema, grave.
Proposta: proviamo a immaginare una VAS intercomunale (almeno per i comuni sotto una certa soglia), a fronte di piani fche restano comunali? Questo salverebbe l'inalienabile campanilismo, salvando l'unitarietà della valutazione. Del resto per anni si è dibattutto sulla negatività dei confini amministrativi nei confronti della pianificazione, allorchè i temi sono ambientali e paesistici. Ora che abbiamo uno strumento valido di valutazione,a mio parere, val la pena di non ricascare nei problemi dei confini. Io non credo sia impensabile, offre parecchi vantaggi, tra cui la maggiore economicità e la possibilità di offrire soluzioni ad alcuni dei problemi che rendono la perequazione tra comuni diversi, impraticabile.
Saluti a tutti
Gioia Gibelli
Commenti pervenuti via e-mail da Paola Modena il 2.11.2006
Mi associo al giudizio positivo sul documento nel suo complesso.
Rispetto ai temi introdotti da Anna Melone e Gioia Gibelli :
1. partecipazione. Nel caso dei processi di VAS di piani urbanistici a cui sto collaborando, come scrivevo nel Forum, i migliori risultati si hanno in generale nelle realtà con consolidati ed attivi processi di agenda 21 locale, in cui gli attori sociali hanno maturato esperienza di partecipazione.
Nel caso della Variante urbanistica di Verona sud, il cui iter è concluso, la partecipazione, nella pratica, è stata favorita con la distribuzione del documento preliminare di Variante e di Rapporto Ambientale ai portatori di interessi, con un successivo incontro per la esposizione del medesimo documento e con un secondo incontro destinato alla discussione. Alle osservazioni pervenute per iscritto è stata data in ogni caso risposta, con la motivazione della accettazione o meno. E' stato inoltre elaborato un documento di sintesi atto ad esporre i risultati concreti della partecipazione, con la valorizzazione degli apporti dei singoli soggetti.
2. Vas per piani comunali: nella Regione Veneto i comuni hanno la possibilità di dotarsi di Piani di Assetto del Territorio Intercomunali con un'unica procedura di VAS. Sto terminando la VAS dei Comuni di Peschiera e Castelnuovo d/G.In questa esperienza, tuttavia, non stanno emergendo strategie "comuni". L'unico elemento unificante è dato dal metodo (unico pianificatore e unico referente ambientale). In tutto ciò manca il ruolo unificante della Provincia - tuttora occupata nella redazione del suo PTCP - e comunque assente da tutte le fasi di concertazione. L'idea di Gibelli di produrre VAS intercomunali per piani comunali mi sembra poco praticabile nel caso di pianificatori diversi. Spesso, infatti, gli approcci sono talmente diversi da rendere necessaria una faticosa mediazione, anche solo metodologica......
saluti a tutti, Paola Modena
Mi associo al giudizio positivo sul documento nel suo complesso.
Rispetto ai temi introdotti da Anna Melone e Gioia Gibelli :
1. partecipazione. Nel caso dei processi di VAS di piani urbanistici a cui sto collaborando, come scrivevo nel Forum, i migliori risultati si hanno in generale nelle realtà con consolidati ed attivi processi di agenda 21 locale, in cui gli attori sociali hanno maturato esperienza di partecipazione.
Nel caso della Variante urbanistica di Verona sud, il cui iter è concluso, la partecipazione, nella pratica, è stata favorita con la distribuzione del documento preliminare di Variante e di Rapporto Ambientale ai portatori di interessi, con un successivo incontro per la esposizione del medesimo documento e con un secondo incontro destinato alla discussione. Alle osservazioni pervenute per iscritto è stata data in ogni caso risposta, con la motivazione della accettazione o meno. E' stato inoltre elaborato un documento di sintesi atto ad esporre i risultati concreti della partecipazione, con la valorizzazione degli apporti dei singoli soggetti.
2. Vas per piani comunali: nella Regione Veneto i comuni hanno la possibilità di dotarsi di Piani di Assetto del Territorio Intercomunali con un'unica procedura di VAS. Sto terminando la VAS dei Comuni di Peschiera e Castelnuovo d/G.In questa esperienza, tuttavia, non stanno emergendo strategie "comuni". L'unico elemento unificante è dato dal metodo (unico pianificatore e unico referente ambientale). In tutto ciò manca il ruolo unificante della Provincia - tuttora occupata nella redazione del suo PTCP - e comunque assente da tutte le fasi di concertazione. L'idea di Gibelli di produrre VAS intercomunali per piani comunali mi sembra poco praticabile nel caso di pianificatori diversi. Spesso, infatti, gli approcci sono talmente diversi da rendere necessaria una faticosa mediazione, anche solo metodologica......
saluti a tutti, Paola Modena
Cari amici,
In merito al documento sulla 152 rev 2 sono pervenuti due commenti di Anna Melone, Mario Zambrini, Gioia Gibelli e Paola Modena, che avete già letto nella posta elettronica, e che comunque ho anche inserito nel forum.
Dopo un pò di inerzia iniziale oggi il forum è finalmente popolato di contributi, tutti di elevata qualità e approfondimento. Il dibattito sta diventando vivace e cominciano a emergere le posizioni diverse di ognuno, ma anche qualche possibile area di convergenza. Personalmente condivido anche io le perplessità nell'affidare la "terzietà" alla partecipazione, visto che in Italia la cultura della partecipazione, come dice Gioia Gibelli, è in generale, a parte qualche lodevole eccezione, ancora molto immatura. Tuttavia la partecipazione è nel documento più che altro intesa come un salvagente in quei casi estremi, per fortuna rari, in cui il processo è totalmente delegato all'ente titolare del piano. Nella grande maggioranza dei casi esiste in realtà un ente terzo che approva il piano, o che almeno, caso più frequente, emette un parere di compatibilità. Esistono quindi gli estremi per un approccio analogo nella VAS.
Comunque, anche nel caso che l'ente che approva o emette parere di compatibilità possa fungere da ente terzo, non è detto che questo sia garanzia per un effettivo controllo sul processo, ad evitare il rischio di autoreferenzialità. Esistono tanti casi in cui i pareri, e anche le istruttorie di compatibilità, sono state svuotate di significato, ridotte a trattare aspetti formali e senza entrare nel merito dei contenuti.
In una situazione in cui le norme regionali tendono sempre più ad affidare la pianificazione, e come conseguenza anche la valutazione, alla responsabilità dell'ente titolare del piano, penso che si possa fare un pensierino più approfondito sull'uso della partecipazione, magari come ulteriore strumento, quindi non da solo, per rendere il processo più trasparente, e un pò meno autoreferenziale. Sono poi d'accordo anche io che la partecipazione debba essere maggiormente guidata, che si debbano trovare strumenti per fare maturare una cultura della partecipazione anche nel nostro Paese. Questo potrebbe anche essere un tema su cui sviluppare ulteriori riflessioni, magari potrebbe essere un oggetto del prossimo incontro. In attesa di un approfondimento si potrebbe togliere nel documento l'accenno alla partecipazione come possibile "terzietà".
Sulla VAS intercomunale. Personalmente ritengo, e agisco di conseguenza nei miei lavori, che un valore aggiunto importante della VAS sia proprio la possibilità di creare agganci con la sovracomunalità, visto che tra l'altro la maggiore parte dei temi ambientali hanno rilevanza sovracomunale. Prima di arrivare alle VAS intercomunali bisogna però organizzare dei piani intercomunali, e questo è un problema grosso della pianificazione, che nel nostro Paese ha sempre fatto molta fatica a guardare oltre i confini comunali. Le recenti norme regionali cercano di rompere la tradizione urbanistica e qualche nuova esperienza si comincia a vedere (i PATI nel Veneto citati da Paola Modena e i PSC su più comuni in Emilia-Romagna). Comunque la VAS, anche sul singolo piano comunale, può fare la sua parte per innescare ragionamenti che vadano oltre i confini del comune. L'urbanizzazione e le conurbazioni si sono tanto diffusi che in molti casi la pianificazione comunale serve ormai a poco. Servono invece delle visioni di ampio respiro, e purtroppo ad oggi i piani provinciali sono spesso ancora fermi al repertorio delle conoscenze, comunque utile, ma non hanno in generale ancora sviluppato la coscienza del ruolo di "coordinamento" che gli è stato assegnato dalle ex-L 142/1990. Anche questo potrebbe essere un tema su cui sviluppare riflessioni nel prossimo incontro ? Può essere utile inserire qualcosa nel decreto nazionale, che spinga verso le VAS inter/sovracomunali ? Che cosa potremmo mettere nel nostro documento ?
Sul metodo non si può non concordare con quanto dice Mario Zambrini sulla necessità di un adeguato dibattito prima di arrivare, se possibile, ad una posizione condivisa. Il documento che ho elaborato si basa su tutti i contributi pervenuti, a partire da quelli presentati verbalmente a Bologna il 15 settembre, anche se il dibattito si è veramente innescato solo negli ultimi 15 giorni. Un tempo troppo breve, è evidente, per sviscerare i numerosi temi messi sul tappeto. Tuttavia si deve tenere conto che, da un lato, esiste l'esigenza di arrivare in tempi brevissimi a mettere in campo un primo contributo, anche se grezzo, per la riscrittura del decreto 152, e dall'altro che questo è un work in progress che è appena all'inizio e sul quale potremo continuare a lavorare nelle prossime settimane e mesi. Non credo che ci mancheranno le occasioni, ma è importante segnalare da subito la nostra volontà di intervenire sull'argomento, prima che la riscrittura del testo arrivi ad una bozza compiuta. La revisione 2 del documento non è certamente l'ultima, e anzi invito a continuare il dibattito nei prossimi giorni, in preparazione di una prossima occasione di intervento del gruppo di lavoro.
Per il dibattito si possono sperimentare forme di "telediscussione" come le chiama Mario. Il forum che stiamo sperimentando da fine giugno può essere un modo di discutere a distanza, e a costo praticamente nullo. Fatemi sapere se ritenete che possa funzionare, anche dandomi suggerimenti per renderlo più user friendly, o se invece debba essere abbandonato per passare ad altre forme (in tale caso quali ?).
In merito alla revisione 2 e alla necessità di cominciare ad inviare un primo documento in bozza all'esterno, se ritenete che il mio tentativo di mediazione tra le diverse posizioni sia stato troppo prematuro, posso riportare le diverse posizioni in modo più esplicito. Sottolineo tuttavia che se sulla maggiore parte degli argomenti non riusciamo a trovare un minimo condivisibile, che ovviamente sia significativo e non evanescente, il rischio è che il documento confonda chi lo legge e perda quindi di incisività. Fatemi sapere cosa ne pensate, io rimango a disposizione delle indicazioni che mi date.
Nello specifico del ruolo dei tecnici, se lo ritenete le indicazioni possono essere tolte, in attesa di sviscerare meglio l'argomento. Tuttavia esiste un altro gruppo di lavoro della AAA che sta lavorando per individuare i requisiti della figura dell'analista valutatore, e quindi mi sembrerebbe che per coerenza si debba porre all'attenzione la necessità di garantire un'effettiva ed efficace multidisciplinarietà nel team del piano.
Saluti, Marco Pompilio
In merito al documento sulla 152 rev 2 sono pervenuti due commenti di Anna Melone, Mario Zambrini, Gioia Gibelli e Paola Modena, che avete già letto nella posta elettronica, e che comunque ho anche inserito nel forum.
Dopo un pò di inerzia iniziale oggi il forum è finalmente popolato di contributi, tutti di elevata qualità e approfondimento. Il dibattito sta diventando vivace e cominciano a emergere le posizioni diverse di ognuno, ma anche qualche possibile area di convergenza. Personalmente condivido anche io le perplessità nell'affidare la "terzietà" alla partecipazione, visto che in Italia la cultura della partecipazione, come dice Gioia Gibelli, è in generale, a parte qualche lodevole eccezione, ancora molto immatura. Tuttavia la partecipazione è nel documento più che altro intesa come un salvagente in quei casi estremi, per fortuna rari, in cui il processo è totalmente delegato all'ente titolare del piano. Nella grande maggioranza dei casi esiste in realtà un ente terzo che approva il piano, o che almeno, caso più frequente, emette un parere di compatibilità. Esistono quindi gli estremi per un approccio analogo nella VAS.
Comunque, anche nel caso che l'ente che approva o emette parere di compatibilità possa fungere da ente terzo, non è detto che questo sia garanzia per un effettivo controllo sul processo, ad evitare il rischio di autoreferenzialità. Esistono tanti casi in cui i pareri, e anche le istruttorie di compatibilità, sono state svuotate di significato, ridotte a trattare aspetti formali e senza entrare nel merito dei contenuti.
In una situazione in cui le norme regionali tendono sempre più ad affidare la pianificazione, e come conseguenza anche la valutazione, alla responsabilità dell'ente titolare del piano, penso che si possa fare un pensierino più approfondito sull'uso della partecipazione, magari come ulteriore strumento, quindi non da solo, per rendere il processo più trasparente, e un pò meno autoreferenziale. Sono poi d'accordo anche io che la partecipazione debba essere maggiormente guidata, che si debbano trovare strumenti per fare maturare una cultura della partecipazione anche nel nostro Paese. Questo potrebbe anche essere un tema su cui sviluppare ulteriori riflessioni, magari potrebbe essere un oggetto del prossimo incontro. In attesa di un approfondimento si potrebbe togliere nel documento l'accenno alla partecipazione come possibile "terzietà".
Sulla VAS intercomunale. Personalmente ritengo, e agisco di conseguenza nei miei lavori, che un valore aggiunto importante della VAS sia proprio la possibilità di creare agganci con la sovracomunalità, visto che tra l'altro la maggiore parte dei temi ambientali hanno rilevanza sovracomunale. Prima di arrivare alle VAS intercomunali bisogna però organizzare dei piani intercomunali, e questo è un problema grosso della pianificazione, che nel nostro Paese ha sempre fatto molta fatica a guardare oltre i confini comunali. Le recenti norme regionali cercano di rompere la tradizione urbanistica e qualche nuova esperienza si comincia a vedere (i PATI nel Veneto citati da Paola Modena e i PSC su più comuni in Emilia-Romagna). Comunque la VAS, anche sul singolo piano comunale, può fare la sua parte per innescare ragionamenti che vadano oltre i confini del comune. L'urbanizzazione e le conurbazioni si sono tanto diffusi che in molti casi la pianificazione comunale serve ormai a poco. Servono invece delle visioni di ampio respiro, e purtroppo ad oggi i piani provinciali sono spesso ancora fermi al repertorio delle conoscenze, comunque utile, ma non hanno in generale ancora sviluppato la coscienza del ruolo di "coordinamento" che gli è stato assegnato dalle ex-L 142/1990. Anche questo potrebbe essere un tema su cui sviluppare riflessioni nel prossimo incontro ? Può essere utile inserire qualcosa nel decreto nazionale, che spinga verso le VAS inter/sovracomunali ? Che cosa potremmo mettere nel nostro documento ?
Sul metodo non si può non concordare con quanto dice Mario Zambrini sulla necessità di un adeguato dibattito prima di arrivare, se possibile, ad una posizione condivisa. Il documento che ho elaborato si basa su tutti i contributi pervenuti, a partire da quelli presentati verbalmente a Bologna il 15 settembre, anche se il dibattito si è veramente innescato solo negli ultimi 15 giorni. Un tempo troppo breve, è evidente, per sviscerare i numerosi temi messi sul tappeto. Tuttavia si deve tenere conto che, da un lato, esiste l'esigenza di arrivare in tempi brevissimi a mettere in campo un primo contributo, anche se grezzo, per la riscrittura del decreto 152, e dall'altro che questo è un work in progress che è appena all'inizio e sul quale potremo continuare a lavorare nelle prossime settimane e mesi. Non credo che ci mancheranno le occasioni, ma è importante segnalare da subito la nostra volontà di intervenire sull'argomento, prima che la riscrittura del testo arrivi ad una bozza compiuta. La revisione 2 del documento non è certamente l'ultima, e anzi invito a continuare il dibattito nei prossimi giorni, in preparazione di una prossima occasione di intervento del gruppo di lavoro.
Per il dibattito si possono sperimentare forme di "telediscussione" come le chiama Mario. Il forum che stiamo sperimentando da fine giugno può essere un modo di discutere a distanza, e a costo praticamente nullo. Fatemi sapere se ritenete che possa funzionare, anche dandomi suggerimenti per renderlo più user friendly, o se invece debba essere abbandonato per passare ad altre forme (in tale caso quali ?).
In merito alla revisione 2 e alla necessità di cominciare ad inviare un primo documento in bozza all'esterno, se ritenete che il mio tentativo di mediazione tra le diverse posizioni sia stato troppo prematuro, posso riportare le diverse posizioni in modo più esplicito. Sottolineo tuttavia che se sulla maggiore parte degli argomenti non riusciamo a trovare un minimo condivisibile, che ovviamente sia significativo e non evanescente, il rischio è che il documento confonda chi lo legge e perda quindi di incisività. Fatemi sapere cosa ne pensate, io rimango a disposizione delle indicazioni che mi date.
Nello specifico del ruolo dei tecnici, se lo ritenete le indicazioni possono essere tolte, in attesa di sviscerare meglio l'argomento. Tuttavia esiste un altro gruppo di lavoro della AAA che sta lavorando per individuare i requisiti della figura dell'analista valutatore, e quindi mi sembrerebbe che per coerenza si debba porre all'attenzione la necessità di garantire un'effettiva ed efficace multidisciplinarietà nel team del piano.
Saluti, Marco Pompilio
Commenti pervenuti via e-mail da Ciro Romano il 2.11.2006
Gentili amici,
esprimo anche io qualche breve considerazione sul documento inviatoci e che considero una buona base di partenza per la discussione.
1) "governo del territorio" non è un altro modo di dire "urbanistica". Come molti studiosi hanno rilevato, nonchè guardando le sentenze della Corte Costituzionale ed anche due anni di dibattito parlamentare nella scorsa legislatura, la materia del governo del territorio è qualcosa di ben più ampio dell'urbanistica. Almeno a giudicare dalla definizione uscita fuori dopo i suddetti due anni di dibattito, il governo del territorio comprende "l’urbanistica, l’edilizia, l’insieme dei programmi infrastrutturali, la difesa del suolo, la tutela del paesaggio e delle bellezze naturali, nonché la cura degli interessi pubblici funzionalmente collegati a tali materie" nonchè, cosa particolarmente significativa, "consiste nell’insieme delle attività conoscitive, valutative, regolative, di programmazione, di localizzazione e di attuazione degli interventi, nonché di vigilanza e di controllo, volte a perseguire la tutela e la valorizzazione del territorio...". Dunque, oltre alla regolazione e programmazione degli assetti territoriali (tipica attività dell'urbanistica) nel governo del territorio sarebbero ricomprese, in modo autonomo seppur integrate in un disegno organico e unitario, anche le attività conoscitive e valutative, nonchè di vigilanza e controllo. Queste attività necessitano di nuove tecniche e strumenti (legate, in particolare, al settore della Geospatial Information) e per quanto riguarda le "valutative", in una logica dichiarata di sviluppo sostenibile (speriamo sempre meno "di facciata", ma sempre più recepita in termini sostantivi), la VAS può rappresentare la procedura principe per questo tipo di attività. Dunque, la VAS può e deve diventare attività ordinaria e "di rango" nel complesso delle prassi di governo del territorio e non solo (seppur ruolo importante) come attività a servizio dell'urbanistica (riformata). Attenzione quindi alle novità legislative relative alla VAS nelle norme di carattere più strettamente ambientale (Decreto ambientale) ma speriamo e cerchiamo di premere in tal proposito che la VAS acquisti rilievo nelle proposte di legge nazionale sul governo del territorio e di conseguenza anche nelle relative leggi regionali (alcune delle quali sono di già avanzata impostazione).
2) Cerchiamo di spostare l'attenzione dalla "logica negoziale", che ha assunto ruolo molto importante nel cosiddetto "rito ambrosiano" dell'urbanistica (e che si è tentato di esportare su tutto il territorio nazionale), alla "logica della governance", che è anche negoziazione tra pubblico e privato (nella fase attuativa dei piani e non in quella delle scelte), ma che è soprattutto "collaborazione" e "cooperazione" tra tutti gli agenti presenti sul territorio nonchè è "partecipazione" dei cittadini (tutti, anche di quelli che solitamente non hanno voce).
3) Se la VAS deve svolgersi "a partire dalle fasi preliminari" della pianificazione (giustissimo), non può certo solo occuparsi delle "fasi attuative e gestionali" del piano (che sono quelle finali); la VAS deve permeare il processo di piano (anzi di governo del territorio) nelle fasi inziali di impostazione e di scelta quando c'è da discutere, esaminare e decidere sulle grandi scelte strategiche per lo sviluppo del territorio. Ciò del resto renderà evidentemente più semplificata la valutazione nelle fasi successive, attuative e gestionali.
4) I ruoli tra il valutatore e il pianificatore credo debbano essere distinti ma certo non interagire burocraticamente per competenze sovrapposte ed autoreferenziali, bensì cooperare ed affiancarsi nella logica di governance di cui sopra. Immagino un gruppo di esperti VAS definiti a livello regionale o provinciale che possano affiancare il gruppo di piano definito a livello comunale o anche a livello di piano di area vasta. La legge regionale, ispirata da una buona legge nazionale (speriamo), dovrebbe garantire le regole per una corretta ed efficace collaborazione tra i tecnici della valutazione e quelli della pianificazione. Dunque non un "nuovo livello decisionale" ma una sorta di "centro di competenza" che possa collaborare in parallelo al gruppo di piano e interagire efficacemente con esso fin dall'inizio delle fasi di governo e programmazione del territorio con l'obiettivo comune di conseguire una fattiva valutazione ambientale delle scelte e decisioni relative alle politiche territoriali.
Sono queste per ora le riflessioni che mi sono venute di getto dopo la lettura del documento.
Vi ringrazio dell'attenzione ed invio a tutti cordialissimi saluti.
Ciro Romano
Gentili amici,
esprimo anche io qualche breve considerazione sul documento inviatoci e che considero una buona base di partenza per la discussione.
1) "governo del territorio" non è un altro modo di dire "urbanistica". Come molti studiosi hanno rilevato, nonchè guardando le sentenze della Corte Costituzionale ed anche due anni di dibattito parlamentare nella scorsa legislatura, la materia del governo del territorio è qualcosa di ben più ampio dell'urbanistica. Almeno a giudicare dalla definizione uscita fuori dopo i suddetti due anni di dibattito, il governo del territorio comprende "l’urbanistica, l’edilizia, l’insieme dei programmi infrastrutturali, la difesa del suolo, la tutela del paesaggio e delle bellezze naturali, nonché la cura degli interessi pubblici funzionalmente collegati a tali materie" nonchè, cosa particolarmente significativa, "consiste nell’insieme delle attività conoscitive, valutative, regolative, di programmazione, di localizzazione e di attuazione degli interventi, nonché di vigilanza e di controllo, volte a perseguire la tutela e la valorizzazione del territorio...". Dunque, oltre alla regolazione e programmazione degli assetti territoriali (tipica attività dell'urbanistica) nel governo del territorio sarebbero ricomprese, in modo autonomo seppur integrate in un disegno organico e unitario, anche le attività conoscitive e valutative, nonchè di vigilanza e controllo. Queste attività necessitano di nuove tecniche e strumenti (legate, in particolare, al settore della Geospatial Information) e per quanto riguarda le "valutative", in una logica dichiarata di sviluppo sostenibile (speriamo sempre meno "di facciata", ma sempre più recepita in termini sostantivi), la VAS può rappresentare la procedura principe per questo tipo di attività. Dunque, la VAS può e deve diventare attività ordinaria e "di rango" nel complesso delle prassi di governo del territorio e non solo (seppur ruolo importante) come attività a servizio dell'urbanistica (riformata). Attenzione quindi alle novità legislative relative alla VAS nelle norme di carattere più strettamente ambientale (Decreto ambientale) ma speriamo e cerchiamo di premere in tal proposito che la VAS acquisti rilievo nelle proposte di legge nazionale sul governo del territorio e di conseguenza anche nelle relative leggi regionali (alcune delle quali sono di già avanzata impostazione).
2) Cerchiamo di spostare l'attenzione dalla "logica negoziale", che ha assunto ruolo molto importante nel cosiddetto "rito ambrosiano" dell'urbanistica (e che si è tentato di esportare su tutto il territorio nazionale), alla "logica della governance", che è anche negoziazione tra pubblico e privato (nella fase attuativa dei piani e non in quella delle scelte), ma che è soprattutto "collaborazione" e "cooperazione" tra tutti gli agenti presenti sul territorio nonchè è "partecipazione" dei cittadini (tutti, anche di quelli che solitamente non hanno voce).
3) Se la VAS deve svolgersi "a partire dalle fasi preliminari" della pianificazione (giustissimo), non può certo solo occuparsi delle "fasi attuative e gestionali" del piano (che sono quelle finali); la VAS deve permeare il processo di piano (anzi di governo del territorio) nelle fasi inziali di impostazione e di scelta quando c'è da discutere, esaminare e decidere sulle grandi scelte strategiche per lo sviluppo del territorio. Ciò del resto renderà evidentemente più semplificata la valutazione nelle fasi successive, attuative e gestionali.
4) I ruoli tra il valutatore e il pianificatore credo debbano essere distinti ma certo non interagire burocraticamente per competenze sovrapposte ed autoreferenziali, bensì cooperare ed affiancarsi nella logica di governance di cui sopra. Immagino un gruppo di esperti VAS definiti a livello regionale o provinciale che possano affiancare il gruppo di piano definito a livello comunale o anche a livello di piano di area vasta. La legge regionale, ispirata da una buona legge nazionale (speriamo), dovrebbe garantire le regole per una corretta ed efficace collaborazione tra i tecnici della valutazione e quelli della pianificazione. Dunque non un "nuovo livello decisionale" ma una sorta di "centro di competenza" che possa collaborare in parallelo al gruppo di piano e interagire efficacemente con esso fin dall'inizio delle fasi di governo e programmazione del territorio con l'obiettivo comune di conseguire una fattiva valutazione ambientale delle scelte e decisioni relative alle politiche territoriali.
Sono queste per ora le riflessioni che mi sono venute di getto dopo la lettura del documento.
Vi ringrazio dell'attenzione ed invio a tutti cordialissimi saluti.
Ciro Romano
Nella cartella "contributi al forum su file" sono riportati i commenti di Allessandro Bonifazi perventui via e-mail il 3 novembre 2006.
Commenti pervenuti via e-mail da Mario Zambrini il 7.11.2006.
Carissimi tutti
personalmente credo sia opportuno mantenere il riferimento alla partecipazione contenuto nell'attuale stesura del documento, anche se concordo sostanzialmente con le osservazioni in proposito formulate da Anna Melone e Gioia Gibelli. Chi mi conosce sa anzi che manifesto poco o punto trasporto per le esperienze di partecipazione ad oggi maturate in Italia, e se dovessi esprimermi nel merito di alcune di queste userei locuzioni sicuramente meno riguardose di quelle in proposito utilizzate da Anna e Gioia!
A mio parere, le cause di questa scarsa propensione alla costruzione comune di una visione del proprio futuro sono molte, e per buona parte note. Ma si rischia di allargare (forse eccessivamente) i temi in discussione nel nostro gruppo, fino a ricomprendervi la considerazione di alcuni vizi di fondo che minano le stesse basi su cui poggia "la nostra Italia" (per citare il titolo di un bellissimo libro di Carlo Tullio-Altan sulla patria arretratezza culturale).
Per il momento, ritengo prioritario definire un possibile ed efficiente modello di VAS, sulla base delle esperienze finora maturate a livello internazionale: ed in questo senso, ritengo importante continuare a prevedere un ruolo significativo per la partecipazione (come dice Marco, quale strumento - non l'unico - per rendere "il processo più trasparente e un po' meno autoreferenziale", il che non è poco). D'altra parte, non è solo la partecipazione a difettare in uno scenario di introduzione generalizzata della Valutazione Ambientale nel nostro paese: quanti Piani - territoriale o settoriali che siano - sono attualmente strutturati coerentemente con la "filosofia" della VAS? Quanti piani configurano effettivamente un coerente e razionale programma di sviluppo di strategie funzionali ad obiettivi condivisi e misurabili? Quanti piani fanno effettivamente i conti con i limiti fisici e con i vincoli finanziari? Quanti piani contengono strumenti di monitoraggio e prevedono modalità di adeguamento in corso d'opera sulla base degli esiti dello stesso monitoraggio? E, soprattutto, quante amministrazioni "procedenti" sono effettivamente motivate a modificare paradigmi consolidati in decenni di prassi non propriamente ispirate a criteri di trasparenza e razionalità?
Non basterà certo una norma sulla VAS (per quanto ben scritta possa essere) per modificare consuetudini pianificatorie consolidate in vari decenni. Ma potrebbe essere un buon punto di partenza.
Un saluto a tutti.
Mario Zambrini
Carissimi tutti
personalmente credo sia opportuno mantenere il riferimento alla partecipazione contenuto nell'attuale stesura del documento, anche se concordo sostanzialmente con le osservazioni in proposito formulate da Anna Melone e Gioia Gibelli. Chi mi conosce sa anzi che manifesto poco o punto trasporto per le esperienze di partecipazione ad oggi maturate in Italia, e se dovessi esprimermi nel merito di alcune di queste userei locuzioni sicuramente meno riguardose di quelle in proposito utilizzate da Anna e Gioia!
A mio parere, le cause di questa scarsa propensione alla costruzione comune di una visione del proprio futuro sono molte, e per buona parte note. Ma si rischia di allargare (forse eccessivamente) i temi in discussione nel nostro gruppo, fino a ricomprendervi la considerazione di alcuni vizi di fondo che minano le stesse basi su cui poggia "la nostra Italia" (per citare il titolo di un bellissimo libro di Carlo Tullio-Altan sulla patria arretratezza culturale).
Per il momento, ritengo prioritario definire un possibile ed efficiente modello di VAS, sulla base delle esperienze finora maturate a livello internazionale: ed in questo senso, ritengo importante continuare a prevedere un ruolo significativo per la partecipazione (come dice Marco, quale strumento - non l'unico - per rendere "il processo più trasparente e un po' meno autoreferenziale", il che non è poco). D'altra parte, non è solo la partecipazione a difettare in uno scenario di introduzione generalizzata della Valutazione Ambientale nel nostro paese: quanti Piani - territoriale o settoriali che siano - sono attualmente strutturati coerentemente con la "filosofia" della VAS? Quanti piani configurano effettivamente un coerente e razionale programma di sviluppo di strategie funzionali ad obiettivi condivisi e misurabili? Quanti piani fanno effettivamente i conti con i limiti fisici e con i vincoli finanziari? Quanti piani contengono strumenti di monitoraggio e prevedono modalità di adeguamento in corso d'opera sulla base degli esiti dello stesso monitoraggio? E, soprattutto, quante amministrazioni "procedenti" sono effettivamente motivate a modificare paradigmi consolidati in decenni di prassi non propriamente ispirate a criteri di trasparenza e razionalità?
Non basterà certo una norma sulla VAS (per quanto ben scritta possa essere) per modificare consuetudini pianificatorie consolidate in vari decenni. Ma potrebbe essere un buon punto di partenza.
Un saluto a tutti.
Mario Zambrini
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