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Up to the Forum decreto legislativo 152/2006 Forum
Contiene brevi interventi e commenti inviati dai componenti del gruppo per la riformulazione del testo della parte II del D.lvo 152/2006
paola modena
Mi sembra che questa interessante nota di Paola Modena sull'eperienza del Veneto offra alcuni punti di riflessione (mi scuso per il linguaggio “ a braccio”).
1) INTEGRAZIONE PIANO-VAS.
Dire che la Vas e il piano debbano essere strettamente integrati è una cosa talmente evidente che mi pare ormai inutile, almeno tra chi è un operatore del settore.
Ma cosa significa "integrazione"?
Brown, Therivel, Partidario e altri teorici di VAS hanno sempre sottolineato da un lato l'importanza della stretta INTEGRAZIONE tra processo di piano e processo di vas, dall'altro il bisogno di DISTINZIONE tra questi strumenti.
Se infatti la Partidario afferma che in futuro si potrà arrivare al SUPERAMENTO DELLA VAS nel momento in cui tutti i suoi elementi entreranno a far parte (prima a livello culturale più che strettamente tecnico) del processo di piano, la stessa Partidario sottolinea che la VAS ha bisogno di una sua precisa RICONOSCIBILITA’ in termini di processo, elaborati e soggetti coinvolti.
Riconoscibilità che rappresenta una esatta esplicitazione di un bisogno (quello di una specifica valutazione ambientale) che un tradizionale processo di piano non contempla.
Sentire quindi alcuni colleghi che insistono a difendere una posizione, quella di una VAS NEL PIANO, che è contraria alla teoria della VAS, alla lunga gestazione della Direttiva (che in parte, come esperto del Parlamento Europeo, ho seguito direttamente) e ai documenti intermedi prodotti, e infine alla Direttiva stessa … be’, francamente mi irrita non poco.
Quindi se INTEGRAZIONE significa SOTTOMISSIONE allora… no, grazie.
2) PARTECIPAZIONE.
Anch’io ho potuto constatare che dove un processo di A21 “vera” (perché girano tante patacche …) è presente si hanno già dei meccanismi rodati di partecipazione assai utili anche alla VAS.
Devo però dire che non sarei così negativo sul fatto che ove è assente A21 non si possa fare partecipazione: ci vuole però sicuramente più tempo e metodologie precise non solo di PARTECIPAZIONE, ma anche di INFORMAZIONE e di COMUNICAZIONE.
Questi 3 elementi troppe volte vengono confusi, messi in un unico calderone o, meglio, in un pentolino … in quanto la procedura di partecipazione-informazione-comunicazione (che dovrebbe partire da subito ed impegnare personale e risorse) si riduce a qualche incontro settoriale, ad una serata finale di presentazione e a un avviso sul giornale locale.
Quindi la partecipazione, l’informazione e la comunicazione si possono fare e portano ad una visione più condivisa del piano, ma per far questo occorre impegnare le necessarie RISORSE, economiche ed umane.
4a) PIANI INTERCOMUNALI e loro utilizzo PER PICCOLI COMUNI.
La cosa sarebbe altamente lodevole, sia dal punto di vista della teoria dell’urbanistica che da quello pratico di risorse necessarie per una buona VAS. Detto questo se non esistono incentivi di altra natura, visto l’insuccesso dei PRG Intercomunali in Italia, sinceramente non sono ottimista.
4b) ARPAV e DATI.
Il fatto che l’ARPAV fornisca dati compatibili con quanto richiesto dalla Regione per la costruzione del Quadro Conoscitivo mi sembra un passo avanti ed un esempio per le ARPA di altre Regioni che spesso non forniscono questo ausilio o che tendono ad assumere una posizione da "comando e controllo" che è contraria ai principi della VAS.
1) INTEGRAZIONE PIANO-VAS.
Dire che la Vas e il piano debbano essere strettamente integrati è una cosa talmente evidente che mi pare ormai inutile, almeno tra chi è un operatore del settore.
Ma cosa significa "integrazione"?
Brown, Therivel, Partidario e altri teorici di VAS hanno sempre sottolineato da un lato l'importanza della stretta INTEGRAZIONE tra processo di piano e processo di vas, dall'altro il bisogno di DISTINZIONE tra questi strumenti.
Se infatti la Partidario afferma che in futuro si potrà arrivare al SUPERAMENTO DELLA VAS nel momento in cui tutti i suoi elementi entreranno a far parte (prima a livello culturale più che strettamente tecnico) del processo di piano, la stessa Partidario sottolinea che la VAS ha bisogno di una sua precisa RICONOSCIBILITA’ in termini di processo, elaborati e soggetti coinvolti.
Riconoscibilità che rappresenta una esatta esplicitazione di un bisogno (quello di una specifica valutazione ambientale) che un tradizionale processo di piano non contempla.
Sentire quindi alcuni colleghi che insistono a difendere una posizione, quella di una VAS NEL PIANO, che è contraria alla teoria della VAS, alla lunga gestazione della Direttiva (che in parte, come esperto del Parlamento Europeo, ho seguito direttamente) e ai documenti intermedi prodotti, e infine alla Direttiva stessa … be’, francamente mi irrita non poco.
Quindi se INTEGRAZIONE significa SOTTOMISSIONE allora… no, grazie.
2) PARTECIPAZIONE.
Anch’io ho potuto constatare che dove un processo di A21 “vera” (perché girano tante patacche …) è presente si hanno già dei meccanismi rodati di partecipazione assai utili anche alla VAS.
Devo però dire che non sarei così negativo sul fatto che ove è assente A21 non si possa fare partecipazione: ci vuole però sicuramente più tempo e metodologie precise non solo di PARTECIPAZIONE, ma anche di INFORMAZIONE e di COMUNICAZIONE.
Questi 3 elementi troppe volte vengono confusi, messi in un unico calderone o, meglio, in un pentolino … in quanto la procedura di partecipazione-informazione-comunicazione (che dovrebbe partire da subito ed impegnare personale e risorse) si riduce a qualche incontro settoriale, ad una serata finale di presentazione e a un avviso sul giornale locale.
Quindi la partecipazione, l’informazione e la comunicazione si possono fare e portano ad una visione più condivisa del piano, ma per far questo occorre impegnare le necessarie RISORSE, economiche ed umane.
4a) PIANI INTERCOMUNALI e loro utilizzo PER PICCOLI COMUNI.
La cosa sarebbe altamente lodevole, sia dal punto di vista della teoria dell’urbanistica che da quello pratico di risorse necessarie per una buona VAS. Detto questo se non esistono incentivi di altra natura, visto l’insuccesso dei PRG Intercomunali in Italia, sinceramente non sono ottimista.
4b) ARPAV e DATI.
Il fatto che l’ARPAV fornisca dati compatibili con quanto richiesto dalla Regione per la costruzione del Quadro Conoscitivo mi sembra un passo avanti ed un esempio per le ARPA di altre Regioni che spesso non forniscono questo ausilio o che tendono ad assumere una posizione da "comando e controllo" che è contraria ai principi della VAS.
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Partecipazione: dall'esperienza personale di VAS dei Piani di Assetto del Territorio in comuni diversi rilevo come ove siano attivi processi di agenda 21 locale ben strutturati, la partecipazione si possa realmente concretizzare; altrimenti essa, oltre ad essere scarsa, non porta contribuiti significativi al processo di pianificazione.
Piccoli comuni: nella Regione Veneto la nuova normativa urbanistica prevede la possibilità per i Comuni di dotarsi di Piani di Assetto del Territorio Intercomunali. Ulteriore agevolazione è data dal fatto che ARPAV fornisce direttamente ai Comuni i dati ambientali di competenza in formato compatibile con le direttive regionali per la costruzione della Banca dati del Quadro conoscitivo.