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Up to the Forum decreto legislativo 152/2006 Forum
Contiene brevi interventi e commenti inviati dai componenti del gruppo per la riformulazione del testo della parte II del D.lvo 152/2006

Commenti proposta Di Stefano per D.Lgs.152

Posted by smeniconi at September 25. 2006
Alcune annotazioni preliminari, prima di addentrarsi nel merito delle proposte per la redazione della norma:
a- Dalla discussione di Bologna è emersa una linea di pensiero che sostiene che il processo valutativo di piano dovrebbe essere una condizione circolare (nel dibattito è stato usata più volte la terminologia “condizione dinamica” contrapposta all’idea di staticità dell’attuale pianificazione), che si rinnova costantemente. Segue passo passo l’evoluzione del programma strategico di pianificazione. In forma di monitoraggio, misura lo scostamento dagli obiettivi generali di qualità che il pianificatore ha fissato.
b- La valutazione d’impatto VIA, diversamente, viene attivata occasionalmente per episodi specifici di trasformazione e non può essere confusa con un monitoraggio
c- Anche l’IPPC è un fatto episodico
d- C’è buna convergenza sull’idea che quella partecipativa sia una condizione imprescindibile per la valutazione di piano. Per estremo caso, potremmo arrivare ad immaginare una sorta di magistratura popolare, che viene attivata in itinere ed opportunamente informata (comunicazione) dello stato del processo. Secondo un criterio buttom-up (opposto a quello top-down) in ordine si selezionano gli obiettivi condivisi (procedure tipo Agende21), poi si scelgono le procedure partecipative (tempi e modalità).
e- Secondo il quadro ora richiamato sulla partecipazione, la terzietà della valutazione rischia di essere un tema a parte della discussione. La domanda centrale potrebbe essere: la prevalenza dell’aspetto scientifico su quello partecipativo può essere modulata secondo varie misure?
f- Seguendo il ragionamento si prefigura un’altra condizione obbligata: la definizione di modelli interpretativi finalizzati ad orchestrare ed interpretare il bilanciamento degli equilibri del territorio. Un terreno poco sondato la cui trattazione dovrebbe aprire nuove opportunità per la misura delle risorse e la loro interrelazione nella prospettiva di definire le mappe delle criticità (tema aperto nella discussione di Bologna). Ogni territorio è diverso (soprattutto quello italiano), quindi si può supporre che possano essere messi in cantiere molti modelli interpretativi.
g- Tanti modelli interpretativi possono corrispondere ad altrettanti approcci culturali diversi; si tratta di vedere quando e in che modo si relazionano con la programmazione pianificatoria. Due piani di lavoro distinti, ma orientati nello stesso verso e all’occasione interattivi.
h- A chi si occupa di pianificazione viene chiesta la verifica dell’utilità di questa. In poche parole sembra centrale l’idea che nel nostro paese più che altrove il territorio (come paesaggio di qualità) sia un valore aggiunto in termini di marketing rispetto al mercato globale. Pur non essendo un esperto di economia territoriale, credo di aver intuito come il tema delle “aree vaste”, da far corrispondere alle aree con specifiche caratteristiche produttive, rilanci la questione sulla necessità o meno di far coincidere gli ambiti funzionali di queste alle giurisdizioni elettorali. Quali i modelli di gestione? Questo accenno per dire, che a mio giudizio gli aspetti valutativi difficilmente si scinderanno dagli approcci pianificatori e di programmazione economica. Cosa possiamo intendere per valutazione integrata (la legge toscana – L.R. 1/2005, art. 11-12-13-14 - offre un interessante spunto di riflessione, ma non un quadro completo degli effetti reali)? Perché non più VAS? Il link per la lettura della L.R. citata è: http://www.rete.toscana.it/sett/pta/territorio/sommario.htm
j- Volendo approfondire ulteriormente, sempre in termini di perimetri coerenti alla funzioni territoriali, se parliamo di mappe delle criticità (e relativi modelli di interpretativi) queste quanto si estendono? Coincidono con il perimetro funzionale o no? Così ancora rispetto al marketing territoriale, c’è una relazione diretta tra questi e il paesaggio inteso nei termini indicati dalla Convenzione europea del paesaggio (cito R.Gambino: del paesaggio, <<.. la sua valorizzazione tende a coincidere con la valorizzazione del territorio, la sua “produzione” tende a saldarsi col suo “uso”, restituendo pienezza e qualità all’ “abitare” il territorio; …>>: Convegno di studi di Firenze: Il ruolo della pianificazione territoriale nell’attuazione della Convenzione. Giugno 2006.

A commento della ricognizione di Di Stefano sottolineo:

- Punto 1.b) Per quanto detto nei punti a-b-c, tenderei a marcare maggiormente le differenze tra VAS, VIA, IPPC
- Punto 2.e-) Per quanto detto nei punti d-e verificherei tramite dibattito le reali implicazioni partecipative nella VAS (o val. integrata), con il chiarimento del ruolo delle Commissioni e loro composizione
- Punto 2.c) Per quanto detto nei punti f, quali aperture possono essere previste ai localismi?
- Punto 2.b-2.d) Per quanto detto nei punti g-h, l’interazione della valutazione con la pianificazione dovrebbe essere a mio giudizio un tema centrale di discussione
- Punto 2.h) Per quanto detto nei punti i, gestione delle aree vaste, mappe delle criticità come base per lo sviluppo consapevole, relazioni funzionali col paesaggio sono nodi di un confronto culturale aperto.
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