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Up to the Forum decreto legislativo 152/2006 Forum
Contiene brevi interventi e commenti inviati dai componenti del gruppo per la riformulazione del testo della parte II del D.lvo 152/2006

Bozza documento Gruppo di Lavoro

Posted by mpompilio at October 16. 2006
La bozza del documento prodotto dal Gruppo di lavoro sulla parte II del D.lgs 152 / 2006 si trova nella cartella "Contributi al forum su file"
Posted by pbagnod at October 16. 2006
Mi sono preso il tempo di leggere il documento "Considerazioni e suggerimenti per la revisione della parte II del d.lgs 152"

Mi pare che nel complesso il documento espliciti quanto discusso a Bologna e in altre occasioni di scambio di idee, in particolare per quanto attiene al ruolo della VAS (chiamamola così) e il suo rapporto con VIA e IPPC. OK quindi a una valutazione ambientale attivata fin dalle fasi iniziali del processo di formazione del piano, alla partecipazione, al monitoraggio, alle alternative "credibili" e a tutto quello che in pratica è già implicito nel testo della direttiva CE.
Eviterei tuttavia di entrare troppo nello specifico in alcuni temi, lasciando alle varie regioni la possibilità di normare il procedimento. In particolare mi riferisco alla partecipazione (nel nostro caso, vista la fase iniziale del processo urbanistico per i piani regolatori, la cosa potrebbe comportare una modifica alla norma urbanistica stessa, e quindi l'elaborazione di un testo di legge regionale dovrà riflettere su questo argomento).
Non mi sembra necessario che il decreto individui una figura di esperto da identificare in modo specifico. Ritengo sia sufficiente imporre che la valutazione debba essere effettuata in un contesto interdisciplianre, coinvolgendo diverse professionalità, a seconda dei parametri ambientali che potrebbero essere soggetti a impatti, e sottolineando che la stessa deve partire nelle fasi iniziali della stesura del testo e non a scelte già fatte.
Per quanto riguarda poi il monitoraggio, penso siano le regioni stesse a dover decidere che tipo di procedura adottare. Va da sè che in molti casi ci si avvarrà delle competenze delle varie ARPA, ma non mi sembra opportuno DOVER favorire forme di collaborazione tra ARPA e regioni-province, come viene citato in bozza. Basterebbe sottolineare che il monitoraggio deve essere effettuato su un set di indicatori da definire anche in base alla facilità del monitoraggio futuro stesso (quindi i parametri soggetti a un controllo periodico già di per sè diventerebbero indicatori preferenziali, a tutto vantaggio della riduzione dei costi).
Posted by gbaldizzone at October 23. 2006
Alcune considerazioni in risposta a BAGNOD.
Condivido quanto dice nella prima parte. Su altre parti vorrei invece puntualizzare:

-relativamente all’evitare di entrare troppo nello specifico per non costringere le Regioni a variare le loro normative urbanistiche vorrei fare alcune considerazioni.
L’Italia è il paese europeo più pianificato e meno governato d’Europa.
E in questa pletora di piani si sono inserite le Regioni. Lasciare alle Regioni la libertà di decidere su punti importanti quali valutazione delle alternative, opzione zero, quantificazione degli effetti, fasi della partecipazione, elementi della comunicazione e dell’informazione al pubblico, monitoraggio, ecc., significherebbe aggiungere entropia (quella della VAS) ad entropia (quella della pianificazione) con effetti che tutti possono immaginare.
Se le Regioni dovessero adattare le loro normative a questo decreto forse non sarebbe poi un male, anzi. In questo modo il decreto porrebbe quei paletti sulla VAS che, in effetti, sono anche paletti della pianificazione, portando all’indubbio benefico risultato di obbligare le Regioni ad avere alcuni elementi comuni (discendenti dalla procedura VAS) anche nelle normative urbanistiche.
Quindi ha ragione Bagnod quando dice che “non bisogna entrare troppo nello specifico” ma se si deve sbagliare preferirei un rischio di dettaglio che una eccessiva genericità (che fra l’altro lascerebbe alcune Regioni non molto “attrezzate” alla balia di chi le vorrà tirare per la giacchetta per svuotare la normativa di contenuti efficaci. Si ricordi Bagnod che l’Italia non è solo Val d’Aosta o Trentino Alto-Adige e che ci sono realtà molto “difficili”)


-monitoraggio e ARPA. Penso anch’io come Bagnod che non c’è necessità di DOVER favorire forme di collaborazione tra Arpa e regioni/province, come citato in bozza, per tutta una serie di considerazioni un po’ troppo lunghe da scrivere in questa sede. Condivido che se il monitoraggio è davvero tale e reale, la scelta deve ricadere su indicatori che si ripetono nel tempo a vantaggio anche della economicità del sistema. Ma sul monitoraggio vi sarebbe molto da parlare.


- sul fatto che il decreto individui o meno la figura dell’”Esperto”.
Credo anch’io che il riferimento cardine sia ad una multidisciplinarietà di più professionisti.
Penso però che occorra assolutamente fare chiarezza sul CHI FA LA VAS.
Paola Modena, in un’altra sezione del Forum, parla dell’esperienza veneta e afferma: “NELLA PRATICA, SOPRATTUTTO QUANDO LE FIGURE DEL PIANIFICATORE E DELL'ESTENSORE DEL RAPPORTO AMBIENTALE COINCIDONO, LA PIANIFICAZIONE "SOVERCHIA" LA VALUTAZIONE AMBIENTALE.”
Condivido pienamente questo pericolo che è, anzi, una CERTEZZA.
INTEGRAZIONE Piano-VAS non deve significare SOTTOMISSIONE.
Brown, Therivel, Partidario e altri teorici di VAS hanno sempre sottolineato da un lato l'importanza della stretta INTEGRAZIONE tra processo di piano e processo di vas, dall'altro il bisogno di RICONOSCIBILITA’ e di DISTINZIONE tra questi strumenti.
E distinzione tra strumenti significa anche distinzione tra i ruoli.
Devo dire che questa diatriba è tutta italiana perché nel resto d’Europa (e soprattutto nei paesi più attenti alle tematiche ambientali) non si pone il problema di un unico soggetto “che se la suona e se la canta” anche perché chi fa l’urbanista fa l’urbanista e non si sogna di fare l’esperto di valutazione o viceversa (anche perché il “valutatore” deve essere un esperto di impatti ambientali, di analisi sociali ed economiche, di processi partecipativi e di relativi metodi, di sistemi d’informazione, di strategie di comunicazione, … insomma una professionalità ben diversa da quella specifica dell’urbanista).
Vero è che l’Italia è il Paese dove ognuno fa ogni cosa e ti trovi un ingegnere meccanico che ti fa un piano urbanistico …
Capisco anche che un incarico differenziato per la VAS rispetto all’estensore di Piano possa dar fastidio… ma è quel “fastidio” che probabilmente solleciterà-spingerà a risultati diverssi-migliori.
Però se non si capisce il VALORE AGGIUNTO che persone diverse che fanno cose diverse con approcci diversi possono dare ad un normale processo di piano… be’, c’è poco da discutere.
Inutile ribadire allora che una posizione di una VAS NEL PIANO, è contraria alla teoria della VAS, alla lunga gestazione della Direttiva (che in parte, come esperto del Parlamento Europeo, ho seguito direttamente) e ai documenti intermedi prodotti, e infine alla Direttiva stessa .
Allora INTEGRAZIONE si, SOTTOMISSIONE no.
Insomma VAS-ari si … VAS-salli no grazie.


Giorgio Baldizzone
Posted by crega at October 18. 2006
Grazie innanzitutto per lo sforzo di sintesi espresso dal documento.
Mi sono permesso un piccolo esercizio di “verifica di coerenza interna” e l’ho trovato efficacemente focalizzato sulle questioni chiave dibattute a Bologna e urgenti in vista della riscrittura del decreto.
Due soli i punti per i quali potrebbero emergere qualche criticità e sui quali provo a fare velocemente un paio di riflessioni che scaturiscono dal lavoro di comparazione fra le norme regionali che sto portando avanti (e che posso naturalmente mettere a disposizione di questo forum nella sua interezza se di qualche interesse.)

1)Premesso che la diversità delle norme regionali è un dato acquisito, e che uno dei sacri principi riconosciuti della VAS è quella di essere flessibile e adattata al contento politico-amministrativo in cui si produce, la frammentazione estrema della normativa italiana è a mio avviso un punto di estrema debolezza e in qualche modo il decreto dovrebbe tendere, per quanto possibile e per quanto di sua competenza, a configurare una situazione un po’ più uniforme di quella attuale, quanto meno dal punto di vista della valutazione.
In breve è possibile fare una distinzione fra regioni che introducono forme di VAS all’interno delle (nuove) leggi sul governo del territorio (Lombardia, Emilia, Veneto, Liguria, Toscana…) e quelle che la introducono all’interno delle leggi VIA (Lazio, Campania, Abruzzo, Sicilia, Piemonte…)
In questo secondo caso la VAS è esattamente concepita come verifica di compatibilità del piano, e la fase istruttoria è peraltro in capo a un organo di livello regionale (che di solito assume le forme di un comitato tecnico per l’ambiente o una commissione VIA-VAS) formato da “tecnici” designati dalla regione. A parte tutte le criticità e perplessità relative al fatto che un organo ristretto e senza nessuna rappresentatività democratica accentri un potere decisionale piuttosto forte (respingere un piano perché non compatibile) e quanto questo sia in contrasto con i principi di sussidiarietà nel governo del territorio, siamo in presenza di un ulteriore e parallelo processo autorizzativo, cosa di cui non si sente affatto il bisogno come giustamente espresso nel primo punto dei suggerimenti. Non è detto che in una situazione di questo tipo non si possano comunque produrre piani sostenibili e VAS di buon livello, ma la cosa più probabile è che la qualità delle analisi e delle valutazioni, soprattutto per i piani comunali, si attestino sul livello minimo per far approvare il piano e che l’integrazione fra valutazione e pianificazione rimanga sulla carta. Viceversa, se la fase “istruttoria” si svolge all’interno di ambiti allargati e concertativi (le conferenze di pianificazione per intendersi) in cui più enti (sovraordinati o di pari livello) al pari di agenzie ambientali e associazioni di cittadini hanno voce per esprimersi, e in cui piano e VAS sono discussi e valutati contestualmente, si creano le condizioni per una effettiva integrazione della valutazione nella prassi pianificatoria (o di governo del territorio).
Il decreto dovrebbe quindi tendere in modo chiaro a un’uniformità “verso l’alto”, in modo che siano le regioni del secondo gruppo a modificare il proprio modello di valutazione e che sia inequivocabilmente superata la logica della “verifica di compatibilità”, naturalmente nel rispetto dell’autonomia regionale sulle leggi di governo del territorio (questo è peraltro una delle questioni per le quali potrebbe concretizzarsi quanto espresso nel secondo punto dei suggerimenti quando si dice che il decreto VAS dovrebbe anticipare alcuni dei principi della futura legge nazionale sul governo del territorio).

2) Partecipazione e indipendenza del ruolo tecnico.

In questo caso c’è a mio avviso una ambiguità di fondo nella misura in cui la partecipazione è vista come elemento caratterizzante la VAS mentre più propriamente dovrebbe parlarsi di partecipazione al processo di governo del territorio e di elaborazione dei relativi strumenti. Questo tuttavia è un tema complesso e che richiederebbe una riflessione approfondita, sul quale si può tornare a dibattere con calma in seguito. Restando invece sull’urgenza imposta dal decreto, credo sia importante capire bene quale funzione debba svolgere il valutatore rispetto alla partecipazione. Se infatti è la VAS l’arena pubblica all’interno del quale si danno i processi di partecipazione è giocoforza che il valutatore abbia un ruolo attivo nel processo. Se, come auspicato, la partecipazione è il momento in cui i diversi portatori di interesse si confrontano sulle scelte strategiche e sulla distribuzione dei costi e dei benefici ambientali (e non solo) derivanti da una certa visione di piano, allora diventa cruciale capire che cosa ci si aspetta dalla valutazione e dai valutatori.
Schematizzando e rifacendosi un po’ nella letteratura sono identificabili quattro ruoli diversi:

tecnico: in questo caso il valutatore si limita a esporre le evidenze scientifiche e i dati frutto delle analisi ambientali condotte

mediatore-facilitatore: assume un ruolo più attivo e può concorrere a strutturare il processo di confronto fra diversi stakeholders agevolando lo scambio di punti di vista e conoscenze, mettendo in luce i punti critici e quelli di convergenza, forte (forse) della conoscenza delle problematiche nel loro complesso, allo scopo di facilitare il raggiungimento di una soluzione accettata.

propugnatore: a seguito delle analisi e valutazioni effettuate, il valutatore riconosce che una delle alternative (scenari, ipotesi di piano) è la migliore e si adopera attivamente all’interno dell’arena decisionale perché questa sia quella adottata, configurando quindi la valutazione come processo argomentativo fondato su conoscenze esperte.

advocate: in questo caso il valutatore, a priori, sposa la causa dello “sviluppo sostenibile” e il suo ruolo nel processo decisionale è quello di battersi perché sia scelta l’alternativa meno impattante o sia formulato il piano più environmental friendly possibile.

Questo è connesso a quanto messo in luce nella sesta riga della tabella, se cioè il valutatore debba maggiormente incidere sul funzionamento dei processi oppure sul contenuto delle decisioni. Nel primo caso il ruolo più adatto è forse quello del facilitatore, nel secondo bisogna capire se si vuole affidare alla VAS il ruolo di advocate dello sviluppo sostenibile, configurando quindi il valutatore come uno stakeholder come gli altri che ha a cuore la “sostenibilità” ambientale.
Non so se sia possibile o giusto che questo possa trovare soluzione all’interno del disegno di legge, forse però quest’ultimo può dare degli indirizzi generali in tal senso.

grazie ancora per questa opportunità di discussione e confronto
Carlo Rega
Posted by sbaroni at October 23. 2006
Scorrendo l'articolata ed esaustiva disamina (a tal proposito mi unisco ai ringraziamenti per l'impegno ed il tempo messo a disposizione da coloro che si sono dedicati alla stesura del documento) dei temi sviluppati dal gruppo di lavoro a partire dal confronto di spunti ed idee emerso dall'incontro di Bologna, risultano evidenti i presupposti fondamentali per la corretta applicazione della procedura di VAS, coerentemente con quanto espresso dalla direttiva europea per la quale deve esserne rivisto il recepimento (nella sostanza e nella forma).
Sottoscrivo la inevitabilità delle prerogative alla base del concetto di VAS quali:
1. l'integrazione dell'iter valutativo all'interno del processo di pianificazione;
2. la partecipazione contestuale fin dalle prime fasi di definizione degli obiettivi e programmazione strategica;
3. la contemporaneità del processo valutativo con tutte le fasi di sviluppo del piano (dalla genesi programmatica del piano stesso, a tutti i passaggi intermedi fino all'adozione ed alla successiva esecutività del piano stesso);
4. la puntuale azione di monitoraggio dei risultati del piano, anche durante fasi intermedie determinanti al fine di correzioni o varianti alternative al precorso preliminare;
5. la salvaguardia di un adeguato livello di "terzietà" del processo di valutazione, a garanzia di una effettiva integrazione della VAS (diversamente da un concetto di VIA) nella genesi e sviluppo del piano e di un elevato grado di trasparenza del procedimento in sinergia con reali momenti di partecipazione;
6. l'approvazione dei piani da parte dell'ente responsabile dei piani stessi previo concertazione (attraverso le conferenze di servizi) e recepimento dei pareri degli enti di gestione e controllo di area vasta (Regione, Provincia, ARPA);
7. un opportuno grado di flessibilità nel recepimento delle norme tale da consentirne l’applicazione al panorama variegato di Piani e Programmi territoriali, alla luce di quelle norme regionali esistenti che prevedono già un elevato livello di integrazione della valutazione ambientale con introduzione di strumenti negoziali e del principio di sussidiarietà;
8. la distinzione tra le procedure di VAS, VIA e IPPC, evidenziandone i possibili livelli di integrazione a seconda del livello territoriale considerato, e l'eliminazione del "silenzio-dissenso" a livello procedurale.

Reputo altresì importante, soprattutto alla luce di una reale svolta culturale, focalizzare l'attenzione sul ruolo e sulla capacità del tecnico valutatore di trasmettere un adeguato livello di consapevolezza al personale amministrativo sul concetto di "sistemicità della VAS" quale strumento strutturato di gestione e governo del territorio il cui utilizzo è imprescindibile dallo sviluppo delle varie fasi pianificatorie ai fini dell'ottenimento della massima efficienza del sistema stesso.
Una fase articolata di formazione degli amministratori degli enti locali (figure "chiave" per favorire una svolta culturale trasferibile anche al contesto socio-economico) preliminarmente al processo di formazione del piano ed "in progress", può infatti rappresentare l'elemento catalizzatore anche per il successo dell'impostazione contestuale dei processi di partecipazione e di costruzione dei percorsi decisionali condivisi, dando risalto alle reali necessità di sviluppo del territorio e garantendo/stimolando nel contempo la necessaria vigilanza perché tali necessità siano indirizzate in modo compatibile con la salvaguardia del "substrato" fondamentale dello sviluppo, ovvero l'ambiente di qualità.

Da questo punto di vista il valutatore ambientale, quale parte terza del processo di pianificazione, può esercitare il suo ruolo a più livelli, compatibilmente con il contesto operativo:
a) come "formatore" a più livelli del personale sia tecnico che politico dell'amministrazione locale, nell'ottica di avviare l'apparato amministrativo territoriale ad un successivo percorso autonomo di gestione interna dell'iter valutativo (con le opportune distinzioni di ruoli interni alla medesima autorità), ricorrendo a personale esterno solo in funzione di specifiche consulenze specialistiche;
b) come coordinatore dello staff tecnico interdisciplinare di valutazione (interno e/o esterno all'amministrazione) che produce i risultati delle valutazioni;
c) come facilitatore garante dell'applicazione di metodologie di sensibilizzazione e informazione degli stakeholders e di sviluppo di efficaci strategie di comunicazione rivolte alla comunità sui concetti che stanno alla base della sostenibilità ambientale mediante condivisione trasparente e mirata di report sui risultati delle valutazioni ambientali già a partire dall'inizio dell’iter procedurale di pianificazione (fase di programmazione), indirizzando in modo costruttivo il processo di coinvolgimento nei riguardi del maggior numero di attori "sensibili" e rappresentativi dei vari livelli sociali.

Il grado di coinvolgimento e di sensibilizzazione/formazione degli amministratori e/o dei tecnici degli enti locali, può risultare rilevante ai fini della gestione dei vari aspetti territoriali che necessitano un approccio sistematico e flessibile, garantendo una maggiore capacità di interagire in modo più diretto con la comunità o con gli enti di controllo di area vasta, prevenendo in taluni casi o mediando in tempo reale le situazioni di conflitto potenziale e/o sostanziale ove il solo tecnico e/o valutatore ambientale non può inferire con i propri strumenti, soprattutto se si esclude la possibilità da parte del valutatore di ricoprire un ruolo da stakeholder.

Un elevato grado di interiorizzazione "culturale" della VAS nei rappresentanti istituzionali del territorio può inoltre favorire, in determinate condizioni, un processo virtuoso di affiancamento/integrazione delle metodologie di valutazione delle criticità ambientali o dei criteri di scelta di alternative e/o priorità di intervento con strumenti quali, ad esempio, i sistemi di gestione ambientale, l’Agenda 21 locale, la contabilità ambientale o la valutazione di incidenza dei siti di importanza comunitaria, aumentando gradualmente il livello di efficienza e di integrazione dei meccanismi sottesi al processo di pianificazione, aumentando la sensibilità alle problematiche di governo del territorio per quanto riguarda anche gli aspetti prettamente ambientali e di corretta gestione delle risorse (materia, energia, biodiversità, paesaggio) e promuovendo la creazione di un osservatorio permanente utile ai fini del successivo monitoraggio prestazionale del piano stesso.


Stefano Baroni
Posted by gbaldizzone at October 24. 2006
Ringrazio Marco Pompilio per avere, penso assai faticosamente, cercato di riportare su di un unico percorso i mille rivoli della discussione.

Ho letto con molta attenzione il documento propositivo “Considerazioni e suggerimenti per la revisione della parte II del D.lgs 152/2006”.

Spero VIVAMENTE CHE IL GRUPPO POSSA NUOVAMENTE RIUNIRSI per parlare più approfonditamente di queste importanti questioni.


Un grazie di cuore a Carlo Rega per il suo interessante intervento che condivido pienamente.
Alcune notazioni sul suo intervento:


1a. FRAMMENTAZIONE NORMATIVA E VAS
Come già detto in risposta a Bagnod, la frammentazione della normativa costituisce uno dei seri problemi cui il decreto potrebbe fornire alcuni elementi di razionalizzazione.
Il decreto potrebbe fornire quegli elementi di base, quei paletti sulla VAS che, in effetti, sono anche paletti della pianificazione, portando all’indubbio benefico risultato di obbligare le Regioni ad avere alcuni elementi comuni (discendenti dalla procedura VAS) anche nelle normative urbanistiche.


1b. I DUE APPROCCI REGIONALI
Avendo lavorato sulla Vas in quattro Regioni diverse comprendo pienamente la differenziazione tra Vas interna alla normativa urbanistica (nel mio caso Lombardia, Emilia e Liguria) e Vas interna alla normativa Via (Piemonte).
Sono due forme contrapposte: anche se il primo approccio non è scevro da problemi (soprattutto quando si tenta surrettiziamente di giungere ad una “autocertificazione” del piano senza il coinvolgimento degli altri soggetti istituzionali e territoriali), il secondo è però altamente negativo per un reale processo di VAS, oltre che violare il principio di sussidiaretà.
IL DECRETO DOVREBBE DIRE QUALCOSA DI PRECISO IN QUESTIONE, altrimenti il secondo gruppo di Regioni continuerà su questa via invece di essere forzato a mutare rotta.


2a – PARTECIPAZIONE
Dice Rega “c’è a mio avviso una ambiguità di fondo nella misura in cui LA PARTECIPAZIONE È VISTA COME ELEMENTO CARATTERIZZANTE LA VAS MENTRE PIÙ PROPRIAMENTE DOVREBBE PARLARSI DI PARTECIPAZIONE AL PROCESSO DI GOVERNO DEL TERRITORIO e di elaborazione dei relativi strumenti”
Parole sante! Condivido pienamente. Ma qui si aprirebbe un discorso amplissimo e forse potremo parlarne dopo. Ritengo però che IL DECRETO DOVREBBE SOTTOLINEARE QUESTO PUNTO, non solo per l’efficienza del processo di Vas e per l’efficacia dello stesso, ma anche per intervenire in questo modo nelle dinamiche del processo di governo del territorio.


2b – VALUTATORE COME TECNICO, FACILITATORE-MEDIATORE (negoziatore?), PROPUGNATORE, ADVOCATE?
Bello, mi piace.
Direi che c’è una differenziazione tra le prime tre posizioni (tecnico-facilitatore-propugnatore) che possono essere degli strati “ a cipolla” della stessa figura, riconducibile comunque all’area tecnica o di “esperto”, e la quarta.
La quarta prefigura un vero e proprio stakeholder che entra nel gioco e mette sul tavolo le carte dello sviluppo sostenibile difendendo la parte debole (ambiente) da quelle forti (economia e società).
Una posizione forte, che è possibile proporre solo se il valutatore ha un livello alto, non certo sottomesso al pianificatore come da molte parti si vorrebbe …
E’ interessante osservare come nella Direttiva si citi in 4 punti lo “sviluppo sostenibile”.

Due volte nell’introduzione (pag.2).

Poi quando all’Articolo 1 – Obiettivi, si dice “La presente direttiva ha l'obiettivo di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e di contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione e dell'adozione di piani e programmi AL FINE DI PROMUOVERE LO SVILUPPO SOSTENIBILE, assicurando che, ai sensi della presente direttiva, venga effettuata la valutazione ambientale di determinati piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente”.

E infine quando nell’Allegato II si individuano i
“Criteri per la determinazione dei possibili effetti significativi di cui all’articolo 3, paragrafo 5
1. Caratteristiche del piano o del programma, tenendo conto in particolare, dei seguenti
elementi:
-omissis
-la pertinenza del piano o del programma per l’integrazione delle considerazioni ambientali, IN PARTICOLARE AL FINE DI PROMUOVERE LO SVILUPPO SOSTENIBILE"

Quindi la figura dell’Advocate, che a prima vista potrebbe essere forzata è in effetti prevista dalla Direttiva che individua LA VAS COME ELEMENTO DI PROMOZIONE DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE.
L’advocate quindi si comporterebbe come “promotore” dello S.S. e in questa veste sarebbe in sintonia con la Direttiva.

Il Decreto potrebbe segnalare questo aspetto, che il più delle volte non viene considerato nella lettura della Direttiva, e che darebbe un ruolo di estrema rilevanza al valutatore all'interno del processo decisionale.

Giorgio Baldizzone
Posted by mpompilio at October 23. 2006
Nella cartella "contributi al forum su file" trovate commenti ed integrazioni proposti da Pasquale De Toro (riportati in colore rosso nel testo) il 22.10.2006.
Posted by smeniconi at October 23. 2006
Concordo ampiamente sul lavoro di sintesi dell'incontro di Bologna, e mi unisco ai ringraziamenti verso gli estensori del testo per l’impegno profuso.

Alcune riflessioni su un orientamento particolare.
Prendo spunto dal brano di C. Rega, che cita lo "sviluppo sostenibile" legandolo al ruolo di advocate. Credo che assumersi questo ruolo sia una responsabilità necessaria per il valutatore.

In questo caso bisogna prendere atto che sciogliere le trame dello sviluppo sostenibile significhi mettersi nella condizione di poter bilanciare aspetti ambientali, ma non solo. C'è da risolvere il dualismo tra tutela ambientale e sviluppo economico che spesso impone l'uso di nuovo suolo. E' possibile affrontare il tema della valutazione in questi termini? In alternativa, sono sufficienti set di indicatori assoluti unicamente di matrice ambientale per creare convergenza nei dibattiti partecipati? si rischia in questo modo di poco convincere una parte dell'assemblea (probabilmente quella di matrice economica), che fatica a leggere il confronto tra i due quadri in discussione?

Se i piani urbanistici possono essere anche immaginati come composizione coerente e programmata di piani attuativi, la VAS sarebbe preferibile attivasse il controllo su base tecnica (tramite indicatori) del beneficio che questi danno al territorio inteso non solo come ambiente, ma forse come qualità della vita di chi abita. Questo senza necessariamente disattendere la direttiva europea. Così dovremmo immaginare di poter partire con la lettura del territorio tramite una selezione di indicatori e, successivamente, la discussione partecipata (tramite attivazione di una Commissione o di un Forum) avrebbe la funzione di accertare e completare gli esiti della valutazione. Seguendo questa modalità sarebbe facilitata la convergenza degli operatori locali sulle scelte, nel quadro più ampio della logica negoziale.

La legge toscana del 2005 si esprime in questa direzione ed introduce il concetto di valutazione integrata, chiarendo che questa formula meglio si addice allo sviluppo sostenibile legato alla tutela delle risorse. Dice testualmente, art. 11, comma 3, " La valutazione integrata (dei piani) comprende la verifica tecnica di compatibilità relativamente all'uso delle risorse essenziali del territorio". Territorio e quindi non solo ambiente.

Vista la concomitanza tra modifica della 152 e quella della legge urbanistica (come sappiamo sono attivi molti tavoli di lavoro), dove viene considerato anche il tema valutativo come controllo dei risultati attesi del piano, c’è da auspicarsi un confronto di tesi. Cosa succederebbe se fosse proposto di assorbire la VAS nelle valutazioni integrate? Potremmo avere il vantaggio di effettuare le analisi ambientali con la sola VIA, ed avere una distinzione più chiara tra le due procedure.

La Regione Toscana sembra avere fatto la sua scelta, e avvalendosi dell’IRPET sta elaborando documenti guida (modelli procedurali e indicatori) a sostegno di questa posizione (valutazione integrata), anche se per ora sono stati privilegiati i livelli della pianificazione regionale. Con il nuovo PIT (Piano di Indirizzo Territoriale) in via di emanazione si declinano obiettivi generali di sviluppo, che dovrebbero fare da guida alla programmazioni degli Enti locali: fatti salvi gli obiettivi (e una verifica tramite matrice del rispetto delle programmazioni strategiche regionali) buona libertà dovrebbe essere data all’iniziativa locale per i sistemi di controllo dei risultati dei piani-programmi.

Direi che la spinta principale in questa direzione sia stata quella di trovare sistemi per risolvere le discontinuità settoriali della pianificazione, che comportano anomalie burocratiche nei processi decisionali. E conseguenti ritardi che possono incidere sulla fase negoziale.

Indipendentemente dalla particolarità d’approccio della Regione Toscana, che ritengo interessante, l’esperienza personale mi conduce a conclusioni del tutto simili a quelle esposte con estrema chiarezza da Stefano Baroni, che quindi sottoscrivo.

Sono anche dell’opinione che l’inserimento nei piani della valutazione rispetto al complesso problema del paesaggio di qualità, pensato come forma visibile del governo del territorio, debba essere un’opportunità da non perdere.

Simone Meniconi
Posted by mpompilio at October 25. 2006
Commento pervenuto via e-mail il 25 ottobre da Roberto Sbruazzo.


Sul tema del ruolo delle agenzie:

Se è riconosciuto il ruolo delle Agenzie nella gestione dei dati e delle conoscenze ambientali a supporto del processo del piano e se la valutazione si deve basare su una conoscenza che sia condivisa, accessibile e di qualità, è necessario prevedere azioni e metodi che consentano di dare concretezza agli obiettivi della VAS anche attraverso una maggiore considerazione delle ARPA regionali.

Ciò posto, pare necessario che il decreto provveda a:

- creare un trait d'union tra gli enti territoriali, che sono investiti della responsabilità di valutare e le agenzie, anche favorendo forme di collaborazione (e qui condivido il suggerimento di Pompilio, magari ponendolo in forma indicativa, come opportunità, piuttosto che in forma prescrittiva;

- specificare aspetti legati alla redazione del rapporto ambientale (documentazione dello stato dell’ambiente e delle risorse primarie ex-ante) e del programma di monitoraggio (valutazione ex-post) relativamente alla selezione dei dati e alla messa punto di indicatori riferiti alle diverse tipologie di piani e scale d’intervento; il decreto potrebbe quindi configurare la proposta/possibilità di individuare le diverse tipologie di dati e indicatori relativi ai diversi tipi di piano per le diverse fasi del processo;

- assicurare lo scambio di informazioni favorendo l’utilizzo delle basi dei dati e delle conoscenze ambientali organizzate nell’ambito dei sistemi informativi SINA/SIRA.

In conclusione le Agenzie dovrebbero rientrare nel novero delle “autorità competenti in materia ambientale” il cui coinvolgimento è essenziale sia nell’ambito delle consultazioni che nelle fasi più propriamente tecniche, mentre il decreto non fornisce specificazioni che consentano di individuare le diverse competenze per attivare di conseguenza le dovute collaborazioni. Il decreto, oltre a definire funzioni e compiti delle agenzie, potrebbe proporre, senza imporre, la possibilità di stipulare accordi tra enti e agenzie finalizzati all’integrazione delle informazioni ambientali anche mediante collegamenti a banche dati e sistemi informativi. Riguardo poi alle azioni di monitoraggio, queste dovrebbero basarsi su programmi condivisi tra agenzie ed enti; le modalità tecniche di svolgimento dovrebbero basarsi su procedure concertate anche sulla base di linee guida adottate dal sistema agenziale. Il decreto pertanto dovrebbe prevedere la definizione dei requisiti minimi, le procedure e le modalità tecniche per l’espletamento delle attività di monitoraggio rimandando le modalità operative ad apposito provvedimento ministeriale da adottarsi su proposta di APAT che si avvale del sistema agenziale (sull’esempio di quanto già fatto per l’IPPC).

Roberto Sbruazzo




Posted by mpompilio at October 25. 2006
Commenti pervenuti da Mario Zambrini il 24 ottobre 2006.

Invio le mie osservazioni riportate in modalità revisione sul documento (NDR: vedere file nella cartella "contributi al forum su file"). In termini generali vorrei segnalare alcuni aspetti a mio parere particolarmente rilevanti:
1) Le vicende storiche che hanno accompagnato l'evoluzione (sempre che di evoluzione, e non di involuzione, si possa parlare) sono sufficientemente stratificate e a mio parere troppo complesse per essere citate "incidentalmente" nel nostro documento. In termini più precisi, sarei dell'idea di limitare al massimo, se non eliminare del tutto, i riferimenti alle presunte novità delle nuove norme in materia di governo del territorio. Nel caso, sarebbe opportuno attivare un gruppo di lavoro sulla pianificazione territoriale.
2) Quando si parla di "Governo del territorio" si dovrebbe intendere, sempre a mio modestissimo parere, un concetto di valenza generale, nel quale ricomprendere tutti gli strumenti e gli approcci necessari ad orientare lo sviluppo del territorio. In altri termini, parlare di VAS e Governo del Territorio significa parlare non solo di piani urbanistici comunali, ma anche di piani sovracomunali e di piani di settore con valenza territoriale. Nell'impostazione data al documento, viceversa, mi sembra prevalere il tema specifico dei nuovi piani comunali.
3) Sempre in termini generali, credo che almeno in questa prima fase sia opportuno mantenerci nell'ambito dei "principi e requisiti di ordine generale" ai quali dovrebbe ispirarsi la nuova normativa. Ecco perchè ho segnalato nel testo alcune parti che sarebbe meglio non riportare (tipo le considerazioni sulla presenza o meno di un tecnico specialista nel team, o sul ruolo delle agenzie).

Mario Zambrini

(NDR: il file del documento citato da Zambrini si trova nella cartella "contributi al forum su file", cliccando in alto a sinistra nel riquadro Navigazione)
Posted by pbagnod at October 30. 2006
Rispondendo a Baldizzoni, vorrei fare un paio di considerazioni. Quando ho parlato di non entrare troppo nello specifico, non intendevo eliminare i paletti e lasciare piena libertà di decisione, anzi! Conosco abbastanza la realtà amministrativa di altre regioni per rendermi conto che un paletto "obbligatorio" in più non rappresenta in certi casi altro che un aiuto per la tutela dell'ambiente. Mettiamoli quindi! Quello che però temo è un decreto "di principi" che rimanda a un secondo decreto per i dettagli (a data da destinarsi, come sempre). Se ciò avvenisse ci sarebbero molti problemi, a mio avviso, anche perchè le regioni si troverebbero a dover legiferare per sistemare la propria posizione nei confronti della direttiva VAS un pò "al buio" con il rischio di vedersi successivamente mettere un paletto che li obbliga ad andare in una direzione dopo aver già scelto un'altra alternativa.
Quanto all'altro punto sollevato, concernente la separazione tra il curatore del piano e il responsabile della VAS, insisto con il dire che, se viene applicato il principio che la VAS inizia con il piano e non dopo che le decisioni vengono prese, la cosa non deve essere, a mio avviso, incompatibile. Il testo delle considerazioni evidenzia in modo appropriato che la VAS DEVE essere sviluppata da un team comprendente diverse professionalità, e la presenza di altre figure specialistiche può senz'altro rappresentare una crescita per colui che è responsabile del piano stesso, senza che per forza di cose di questo team non possa far parte, tanto più che è la persona meglio a conoscenza delle esigenze e delle caratteristiche del piano stesso.
Diverso è invece il discorso della terzietà nella valutazione. A mio avviso dovrebbe in qualche modo essere garantita. Nella mia regione la valutazione viene espressa da un comitato di cui sono il presidente. Se mai mi capitasse di dover presentare un programma curato da me, penso mi limiterei ad astenermi dalla valutazione, lasciando il comitato libero di decidere.
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